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Vulvodinia

Esiste una condizione di dolore e bruciore vulvare che si chiama Vulvodinia che affligge il 14% della popolazione femminile, cioè  4 milioni di  donne in Italia.

La Vulvodinia è un dolore localizzato nella zona vulvare, presente da più di 6 mesi: è un dolore definito neuropatico, cioè che riguarda un nervo, quindi la sofferenza di un nervo.

Le donne che soffrono di Vulvodinia (VVD) riferiscono dolore pungente, bruciore, sensazione di taglietti o spilli, fitte, scosse elettriche nella vulva, vagina, uretra e/o retto. Questo dolore può essere spontaneo oppure causato dal contatto dei vestiti, oppure insorgere durante i rapporti sessuali. E’ spesso descritto come un “fuoco che non passa”; questo  condiziona le normali attività come camminare, guidare, stare sedute, indossare jeans e i rapporti sessuali.

Spesso alla Vulvodinia si associano disturbi alla vescica, come continuo stimolo della minzione, dolore nella zona sovrapubica e cistiti post- coitali.

Questo disturbo è aggravato dalla presenza di ipertono, cioè eccessiva tensione dei muscoli del pavimento pelvico, che contribuisce all’aumento della sintomatologia dolorosa.

Questa condizione interferisce negativamente nella vita familiare, sociale e lavorativa della donna.

Le donne con dolore vulvare frequentemente hanno una comorbilità con altre patologie come l’endometriosi, la fibromialgia, la sindrome del colon irritabile, e la cistite interstiziale.

Si ipotizza che il 30% delle donne con Vulvodinia abbia un difetto genetico che aumenta la risposta infiammatoria e quindi il dolore.

 

 

 Vulvodinia diagnosi e terapia



Le cause della Vulvodinia

Le cause di questa patologia, ad oggi, non sono ancora del tutto chiare: esistono più fattori scatenanti o esacerbanti questa reazione infiammatoria della vulva e dei nervi pelvici, come precedenti vaginiti o candidosi ricorrenti, cistiti recidivanti, agenti irritativi o meccanici nella  zona vulvare,  ipertono o contrattura  dei muscoli pelvici, alterazioni  ormonali, cure farmacologiche inefficaci ripetute nel tempo.

 

Come si effettua la diagnosi

Per troppo tempo la medicina moderna non ha riconosciuto e trattato il dolore vulvare: in passato le donne che soffrivano di Vulvodinia potevano arrivare alla diagnosi anche dopo 10 anni, consultando  un numero enorme di professionisti. Oggi il tempo di diagnosi si è abbassato a 4 anni, grazie anche alla diffusione delle informazioni in internet, alla nascita di numerose associazioni di pazienti e forum sulla Vulvodinia, ed alla migliorata formazione dei professionisti.

 

La diagnosi si ottiene tramite la descrizione dei sintomi, un’ attenta anamnesi,  ed un esame clinico  chiamato  “Swab test”. Quest’ultimo si effettua esercitando una pressione leggera con un cotton fioc nella regione vestibolare: il test è positivo se allo sfioramento corrisponde una sensazione dolorosa pungente e/o di bruciore.

 

 

 

Sintomi del dolore pelvico cronico o vulvodinia

 

 

Quali sono le terapie?

Il percorso terapeutico della Vulvodinia è multispecialistico perché questa patologia ha sintomi che riguardano vescica, vagina, retto, intestino.  I trattamenti devono essere personalizzati sulla singola donna e sul singolo caso, poiché a una stessa patologia corrispondono manifestazioni diverse e quindi competenze specifiche in ambito urologico, ginecologico, neurologico, psicologico, sessuale, nutrizionale e posturale.

 

 Vestibulodinia

 

 

     Terapia della Vulvodinia

 

 

Primi rimedi pratici

La donna, dopo il riconoscimento della patologia della Vulvodinia, è opportuno che operi alcuni semplici correttivi nello stile di vita, ad esempio: evitare detergenti intimi aggressivi, (a volte si consiglia solo acqua), indossare biancheria intima di cotone bianco, utilizzare assorbenti di cotone, evitare l’uso dell’ammorbidente per i tessuti a contatto con la pelle, togliere il costume da bagno dopo l’utilizzo il prima possibile, usare dei cuscini sagomati per evitare la pressione sulla zona vulvare quando si sta a sedere, utilizzare lubrificanti durante i rapporti sessuali, evitare vestiti attillati o sintetici. Sono inoltre sconsigliati sport come l’equitazione, lo spinning, il ciclismo, mentre sono invece consigliate passeggiate, lo yoga e lo stretching.

E’ inoltre consigliata l’assunzione di alcuni integratori, come la Pea, (Palmitoiletanolamide) che riduce la reazione infiammatoria, oppure gli  acidi Alfalipoici,   che hanno effetti antiossidanti e di protezione delle terminazioni nervose, e  la vitamina B.

 

 

    Stop the pain

 

 

 

La fisioterapia nel trattamento del dolore pelvico

Un ruolo importante nella terapia è quello della riabilitazione dei muscoli pelvici: infatti, nella maggior parte dei casi, è associata al dolore vulvare una contrazione dei muscoli del pavimento pelvico.

Le tecniche fisioterapiche sono mirate a rilassare e detendere i muscoli pelvici, e consistono in manipolazioni e digitopressioni interne ed esterne, esercizi di allungamento,  esercizi di respirazione, stretching e rilassamento locale e generale. Una fase molto importante è la presa di coscienza di questa zona del corpo, l’area perineale, che si trova tra il pube ed il coccige: questa area è molto  poco conosciuta e percepita,  e le donne, con l’aiuto del fisioterapista, acquisiscono consapevolezza delle tensioni muscolari perineali ed imparano a rilassarle, interrompendo quel circolo vizioso di dolore e tensione che si autoalimenta: infatti i muscoli perineali contratti vanno a comprimere le terminazioni nervose, provocando o mantenendo, una situazione di dolore vulvare.

 

La terapia farmacologica

L’approccio farmacologico consiste nell’utilizzo di farmaci antidepressivi triciclici a basso dosaggio, antiepilettici, che hanno un’azione anti-infiammatoria ed un effetto inibitorio sulla percezione del dolore centrale. In alcuni casi si giunge anche al blocco anestetico delle terminazioni nervose, e infiltrazioni di sostanze analgesiche direttamente nell’area del dolore.

 

Conclusioni

Questa patologia è estremamente invalidante per la donna, sia fisicamente che psicologicamente: convivere con un dolore cronico può causare stati emotivi negativi di frustrazione e depressione, ma soprattutto compromette pesantemente  le relazioni di coppia, poiché uno dei sintomi principali è il dolore durante il rapporto sessuale (dispareunia), causando spesso la rinuncia totale ad una vita sessuale con il proprio partner.

Occorre rivolgersi a uno o più professionisti specializzati nella Vulvodinia e arrivare ad una diagnosi il più rapidamente possibile, perché minore sarà il tempo per la diagnosi più efficaci saranno le terapie.

Dalla Vulvodinia si può guarire: occorre intraprendere il giusto percorso diagnostico-terapeutico e seguire un approccio olistico, che si occupi della donna affetta da dolore pelvico cronico nella sua interezza, e integrando terapie farmacologiche, fisioterapiche e psicologiche.